Il 20 luglio 2026 il quotidiano l’Adige ha dedicato una pagina intera al lavoro digitale dell’Associazione Storico Culturale Linguistica “El Brenz” delle Valli del Noce. Il pezzo, firmato con la sigla Fa.Bri. nella sezione Valli del Noce, racconta ai lettori trentini una cosa che per noi è diventata quotidiana e che vista da fuori suona ancora insolita: una lingua antica affidata agli strumenti più nuovi.

Per un’associazione di volontari, vedersi raccontare su un quotidiano non è una vanità. È la prova che il lavoro esce dai nostri canali e arriva a chi in valle ci vive senza sapere che esistiamo. Vale la pena raccogliere quell’occasione e aggiungere qualcosa che, il 20 luglio, non era ancora successo.

Cosa ha visto il giornale

Il quotidiano ha messo in fila gli strumenti dell’ecosistema: l’assistente digitale Andreas, la mappa interattiva del territorio costruita sulla cartografia ufficiale del Trentino, la biblioteca digitale che mette a disposizione opere di valore in forma gratuita, il glossario collaborativo Guardiani de la lenga, e accanto a questi gli strumenti ordinari della vita associativa: tesseramento e donazioni online, convenzioni riservate ai soci, iscrizione online alla gita sociale.

Sono citati anche i due doni che hanno arricchito la biblioteca: il volume “A proposito di Tirolo fino al Lago di Garda”, donato dallo studioso brasiliano Everton Altmayer, e il documentario “Fiöi dal Nos” dedicato alla ladinità delle nostre valli. E c’è la pagina che mostra come le parlate delle Valli del Noce siano documentate accanto al ladino dolomitico nell’Atlante linguistico del ladino: un dettaglio tecnico che il giornale ha scelto di riportare, e che ci fa piacere, perché è esattamente il punto che di solito viene saltato.

Il quotidiano ricorda infine la collaborazione con la testata Unser Tirol 24, dove curiamo la rubrica “Una terra, cinque lingue”, oggi raccolta e valorizzata anche sul nostro sito.

Andreas, undici giorni dopo

Qui l’articolo si ferma, per una ragione semplice: quando è andato in stampa, la notizia più recente non era ancora avvenuta.

Il 27 luglio Andreas ha ricevuto la sua base linguistica. Fino a quel momento l’assistente rispondeva su storia, lingua e cultura delle valli attingendo alla documentazione raccolta dall’Associazione. Da fine luglio conosce anche le convenzioni grafiche del ladino anaunico: sa distinguere le varianti, sa quando una forma appartiene al noneso e quando al solander, sa dichiarare la propria prudenza invece di inventare, e sa correggere chi usa una denominazione sbagliata.

Un esempio, perché il concetto astratto dice poco. Se qualcuno scrive “pejòt” pensando alla parlata della Val di Pejo, Andreas risponde che quella variante si chiama pegaés. Non è pedanteria: è la differenza tra uno strumento che ripete quello che sente e uno che custodisce una norma. E se una forma non è attestata nelle nostre fonti, Andreas lo dice e rimanda ai dizionari, invece di produrre una risposta plausibile e falsa.

Andreas è raggiungibile sul sito e come canale Telegram. Le sue risposte si basano sull’archivio dell’Associazione e possono contenere imprecisioni: per le informazioni ufficiali resta sempre valido l’indirizzo info@elbrenz.eu.

La parte che tocca a chi legge

Di tutto l’ecosistema, la cosa che ha più bisogno delle persone è il glossario. Guardiani de la lenga raccoglie parole, frasi e proverbi nelle quattro varianti (nonesa, solandra, rabiesa e pegaesa), e ogni proposta passa dalla commissione linguistica dell’Associazione prima di essere pubblicata.

È un meccanismo volutamente lento. Un glossario si costruisce con la partecipazione, ma si difende con il rigore: una parola pubblicata senza controllo vale meno di una parola in meno. Per questo la curatela non è un ostacolo, è la garanzia.

Chi ha in casa una parola che i nonni usavano e che oggi non si sente più, o un proverbio che vale la pena non perdere, può proporlo. Non serve essere linguisti. Serve averlo sentito dire.

Quello che arriva

Il giornale accenna anche ai prossimi passi, e li confermiamo. Un calendario degli appuntamenti delle valli, che raccolga in un posto solo le occasioni che riguardano la storia, la lingua e la cultura materiale delle Valli del Noce: oggi sono sparse tra pieghevoli, pagine comunali e social, e chi vuole seguirle deve andarsele a cercare una per una. Un’area dedicata alla comunità dei soci, dove ritrovarsi, discutere nella lingua locale e condividere memorie, fotografie e racconti. Una mediateca che raccolga interviste e memorie degli anziani, prima che quelle voci si perdano: è il lavoro più urgente che abbiamo davanti, e il più difficile da recuperare in ritardo. E le versioni del sito in altre lingue, perché la storia delle nostre valli interessa anche chi le guarda da Innsbruck, e perché una parte della nostra gente è partita da qui e vive in Brasile e in Cile da generazioni.

Nel frattempo, l’appuntamento più vicino è la gita sociale ai Giochi Medievali del Südtirol, i Südtiroler Ritterspiele, sabato 22 agosto 2026. Le iscrizioni sono aperte online e i posti sono contati.

Non serve essere in tanti

Vale la pena dire una cosa che nell’articolo del quotidiano resta sullo sfondo. Tutto questo lo tiene in piedi un gruppo piccolo: meno di trenta soci tesserati, nessun dipendente, nessun ufficio, nessuna agenzia esterna. Il sito, l’assistente, la mappa, il glossario e la biblioteca sono stati costruiti dentro l’Associazione, da volontari che ci lavorano nei ritagli di tempo, dopo il lavoro vero.

Non lo scriviamo per farci applaudire. Lo scriviamo perché è una notizia utile ad altri. Nelle nostre valli, e in tutto il Trentino, ci sono decine di associazioni di paese che custodiscono archivi fotografici, registrazioni, quaderni e memorie di famiglia, e che rimandano da anni la digitalizzazione perché sembra roba da grandi enti e da grandi budget. Non lo è più. Gli strumenti oggi costano poco o nulla. Quello che costa è la costanza: decidere cosa conservare, verificarlo, tenerlo aggiornato, non mollare al terzo mese.

La differenza tra un archivio che sopravvive e uno che si perde raramente sta nei soldi. Sta nel fatto che qualcuno se ne occupi con metodo, e che quel qualcuno non sia una persona sola. Un gruppo piccolo ma organizzato riesce dove un gruppo grande e disordinato si ferma, perché sa che cosa ha, sa dove lo tiene e sa chi lo controlla. È la stessa ragione per cui il glossario passa da una commissione e non dal caso.

Se un’associazione delle valli vuole capire come abbiamo fatto, scriva a info@elbrenz.eu. Quello che abbiamo imparato lo raccontiamo volentieri, errori compresi: rifarli da capo ciascuno per conto proprio è tempo tolto alla memoria che si voleva salvare.

Perché lo facciamo

La nostra parlata non è un dialetto minore: è una lingua, con una storia lunga e nobile, e la storia che la accompagna merita di essere raccontata. Il presidente Diego Magnoni lo ha ripetuto anche al quotidiano, e vale la pena tenerlo fermo: abbiamo scelto di mettere la tecnologia più nuova al servizio della tradizione più antica, convinti che nessuno strumento sia troppo ambizioso quando si tratta di custodire le radici di una comunità.

Se il risultato vi sembra utile, il modo più concreto di sostenerlo è diventare soci. La quota tiene in piedi il lavoro, ma soprattutto allarga il gruppo, e in questa storia il numero di persone che se ne occupano conta più di ogni altra cosa.

Raìs fonde no le ‘nglacia.


Fonte: l’Adige, edizione del 20 luglio 2026, sezione Valli del Noce.