Carlo Antonio Martini nasce a Revò, in Val di Non, il 15 agosto 1726 e muore a Vienna il 7 agosto 1800, dopo quasi mezzo secolo passato al servizio di quattro sovrani: Maria Teresa d’Austria, Giuseppe II, Leopoldo II e Francesco II. In mezzo ci sono una cattedra all’Università di Vienna, i banchi di scuola dei figli dell’Imperatrice, il Supremo Tribunale di Giustizia e, soprattutto, un codice: quello che nel 1797 la Monarchia asburgica mise alla prova nella Galizia occidentale e che nel 1811, riveduto dal suo allievo Franz von Zeiller, divenne il codice civile generale austriaco. Per le nostre valli non è una storia lontana: quel codice ha regolato contratti, eredità e proprietà dei nostri bisnonni fino al 1929.

Revò, 1726: un paese del Tirolo storico

La Val di Non del Settecento è la parte meridionale della Contea del Tirolo, quella che a Vienna e a Innsbruck si chiamava con un nome tedesco e che qui chiameremo, come merita, Tirolo di lingua romanza: il Trentino di parlata italiana e ladina, da Salorno a Borghetto, lungo l’asse dell’Adige. Il Tirolo storico era una terra vasta e composita: il Tirolo del Nord e dell’Est (oggi in Austria), il Südtirol, il Tirolo Meridionale di lingua romanza e le valli ladine delle Dolomiti, tutto sotto un’unica corona, quella degli Asburgo, dalle fortezze di Kufstein e Kitzbühel fino alle rive del Garda.

Dentro questo mosaico la Val di Non era una cerniera. Politicamente asburgica, conservava una fisionomia linguistica e giuridica propria, di lingua italiana e di tradizione romanistica; e da questa condizione di frontiera uscivano, di generazione in generazione, notai, giuristi ed ecclesiastici capaci di muoversi in due mondi, l’umanesimo giuridico italiano da una parte e l’amministrazione imperiale dall’altra. Martini è il frutto più alto di questa terra di mezzo.

La formazione, fra le valli e i Lumi

La prima formazione avviene in valle e nelle scuole della regione; gli studi di filosofia e di diritto lo portano a Innsbruck e poi a Vienna. Il diritto romano gli dà il metodo, la filosofia del suo tempo gli dà la domanda: perché una legge vale? Da questa unione nasce la sua cifra, la capacità di andare oltre la pratica caso per caso dei tribunali per arrivare a una visione sistematica e razionale del diritto.

A Vienna, negli anni in cui Maria Teresa d’Austria rifonda gli studi e l’amministrazione, Martini porta dentro la politica legislativa della Corona i principi del razionalismo europeo. Diventa un punto di riferimento per l’intellighenzia di corte: la riflessione dei filosofi, con lui, si trasforma in un programma di governo al servizio della modernizzazione dello Stato. La familiarità con il mondo italofono del Tirolo Meridionale non è un dettaglio biografico: è quello che gli permette di fare da ponte fra culture giuridiche diverse.

A Vienna, al servizio di due stagioni di riforme

Con Maria Teresa d’Austria: la cattedra e i principi

Nel 1754 Maria Teresa d’Austria gli affida all’Università di Vienna la cattedra di diritto naturale e di Istituzioni: è il cuore della riforma degli studi giuridici voluta dall’Imperatrice, che vuole una burocrazia formata sulla ragione e sulla legge, non soltanto sulla prassi dei tribunali. Martini riorganizza i programmi e scrive i manuali su cui si formeranno generazioni di funzionari, le Positiones de lege naturali del 1762 e le Positiones de iure civitatis del 1768, poi tradotte in tedesco; e insegna il diritto naturale ai figli dell’Imperatrice, fra cui il futuro Leopoldo II. Consigliere di governo, poi barone dell’Impero: il ragazzo di Revò è ormai, per Vienna, Karl Anton Freiherr von Martini.

Con Giuseppe II: i tribunali e le commissioni

Sotto Giuseppe II entra ai vertici della giustizia: vicepresidente del Supremo Tribunale di Giustizia (Oberste Justizstelle) e membro delle commissioni legislative. È la stagione del giuseppinismo, con uno Stato che accentra, unifica e misura tutto con lo stesso metro; Martini ne è uno dei teorici più lucidi. Contro il particolarismo giuridico dei privilegi feudali e corporativi, per una legge uguale in tutti i domini ereditari.

Il diritto naturale come fondamento dello Stato

Per Martini il diritto naturale non è un’astrazione da filosofi. È il fondamento etico e razionale su cui costruire l’intero ordinamento: una norma vale se è conforme alla ragione universale, la ratio iuris, e se è scritta in un sistema ordinato, chiaro, accessibile a chi deve obbedirle. Da qui la sua battaglia contro la selva di consuetudini, statuti locali e privilegi che rendevano il diritto incerto da una valle all’altra, e la convinzione che spetti al sovrano, interprete del bene comune, dare ai sudditi una legislazione uniforme e codificata. È la sintesi fra l’Illuminismo giuridico e il centralismo viennese che prepara la grande stagione delle codificazioni.

Il codice: dalla Galizia occidentale all’ABGB

Il Codice civile della Galizia occidentale (1797)

Il vertice arriva tardi, negli ultimi anni di vita. Nel 1790 Leopoldo II riattiva la commissione aulica per la legislazione e ne affida la presidenza a Martini; nel 1796 la commissione consegna il progetto di codice civile. Dopo la terza spartizione della Polonia la Corona ha acquisito la Galizia occidentale, un territorio senza una tradizione legislativa omogenea: è lì che Francesco II decide di metterlo alla prova. Promulgato nel 1797 come Westgalizisches Gesetzbuch, il Codice civile galiziano entra in vigore nel 1798. La nuova provincia diventa un laboratorio legislativo, dove verificare sul campo se un codice civile unitario regge, prima di estenderlo all’intero Impero.

Il testo segue una tripartizione di ascendenza romana: le persone; le cose e i diritti reali; le disposizioni comuni a obbligazioni e contratti. Vi entrano l’uguaglianza formale di tutti davanti alla legge civile, la tutela della proprietà privata e la libertà contrattuale: idee che oggi sembrano ovvie e che allora scardinavano un ordine fatto di ceti e di privilegi.

L’ABGB del 1811

Martini non vedrà il traguardo. Il progetto galiziano passa nelle mani di Franz von Zeiller, suo allievo, che ne conserva l’impianto concettuale e la struttura e lo rielabora nell’Allgemeines Bürgerliches Gesetzbuch, il Codice civile generale austriaco promulgato il 1º giugno 1811 e in vigore dal 1º gennaio 1812. I principi giusnaturalistici del maestro, affinati dall’allievo alla luce di Kant, trovano lì la loro consacrazione: la persona al centro, la capacità giuridica di ogni essere umano, il diritto civile come garanzia dei diritti di ciascuno. L’eguaglianza civile formale e il superamento dei vincoli feudali sulla proprietà, scritti da Martini nella bozza galiziana, restano capisaldi dell’ordinamento austriaco fino alla caduta della Monarchia; e l’ABGB è tuttora, con molte modifiche, il codice civile dell’Austria.

Che cosa resta, per le nostre valli

Nelle Valli del Noce l’ABGB non è stato un libro da biblioteca. Dal 1812 al 1929, quando il Regno d’Italia estese i propri codici alle terre annesse, ha regolato i contratti, le doti, le eredità, le servitù di passo e d’acqua dei nostri paesi: quando i nostri bisnonni compravano un prato o dividevano una casa, lo facevano secondo la legge nata dal lavoro del giurista di Revò. E il libro fondiario, che ancora oggi da noi tiene il conto di chi possiede che cosa, è figlio di quella stessa cultura giuridica austriaca.

Martini incarna il ruolo che il Trentino e il Tirolo di lingua romanza hanno avuto per secoli: una terra di mediazione fra l’umanesimo giuridico italiano e l’efficienza amministrativa asburgica. Operò ai gradi più alti dell’accademia e dello Stato viennese senza smettere di essere il figlio di un paese di confine, e la storiografia giuridica lo riconosce oggi fra i padri dello Stato di diritto moderno nell’Europa centrale: uno che seppe tradurre il pensiero dei Lumi in norme valide per milioni di sudditi. È una delle eredità più grandi che la Val di Non abbia dato all’Europa, e vale la pena ricordarla.

Cronologia essenziale

  • 1726: nasce a Revò, in Val di Non, nel Tirolo storico di lingua romanza.
  • 1754: cattedra di diritto naturale all’Università di Vienna, nel quadro della riforma degli studi di Maria Teresa d’Austria; maestro degli arciduchi.
  • Anni di Giuseppe II: vicepresidente del Supremo Tribunale di Giustizia e membro delle commissioni legislative, contro il particolarismo giuridico e per una legge uguale in tutto l’Impero.
  • 1790: Leopoldo II lo pone a capo della commissione aulica per la legislazione.
  • 1796–1797: progetto di codice civile; promulgazione del Westgalizisches Gesetzbuch, in vigore nella Galizia occidentale dal 1798.
  • 1800: muore a Vienna.
  • 1811: Franz von Zeiller porta a compimento l’Allgemeines Bürgerliches Gesetzbuch (ABGB) sull’impianto di Martini; in vigore dal 1812, nelle nostre valli fino al 1929.

Documenti e fotografie

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    IMG 9200 · Vienna Hofburg

Fonti

  1. «Martini, Carlo Antonio», in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 71, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2008.
  2. Constantin von Wurzbach, «Martini, Karl Anton Freiherr von», in Biographisches Lexikon des Kaiserthums Oesterreich, vol. 17, Wien, 1867.
  3. «Martini, Karl Anton Freiherr von», in Allgemeine Deutsche Biographie, vol. 20, Leipzig, Duncker & Humblot, 1884.
  4. Heinz Barta, Günther Pallaver (a cura di), Karl Anton von Martini. Ein österreichischer Jurist, Rechtslehrer, Justiz- und Bildungsreformer im Dienste des Naturrechts, Wien, LIT Verlag, 2007.
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