PEJO, UN VILLAGGIO ANTICO PROIETTATO VERSO IL FUTURO (articolo L’Adige 1970)
di Michele C. · 21 agosto 2026
Era il "più alto villaggio" dell'Impero Austro-Ungarico - Ridato l'antico splendore alla chiesa parrocchiale - Il campo sportivo, esigenza della gioventù- Una razionale sistemazione alla chiesetta e al colle di San Rocco - Prossimamente sarà bandito un concorso su Pejo -paese.
Pejo è nota stazione di acque minerali, nota fino dal 1600 e da quei tempi meta di turisti da varie regioni, specialmente dalla vicina Lombardia, dove un tempo le acque si esportavano sulle capaci «bare» trainate verso il Tonale da briosi cavalli a pariglia.
Ma non è di Peio fonti che vogliamo parlare. Vogliamo portarci più su, a Peio paese, che un tempo vantava essere il più alto villaggio della monarchia austro-ungarica, trovandosi a ben 1584 metri sul mare.
Brentari, nella sua «Guida del Trentino» ci dà alcune preziose notizie, risalenti ai primi del secolo. Faremo dopo il confronto col paese al tempo d'oggi e vedremo il cammino notevole percorso.
Scrive Brentari: «Peio (case 115, abitanti 447 colle case di Canton, 2 scuole) il più alto e il più sparso paese di val di Sole. Il paese fu distrutto dalle fiamme il 2 febbraio 1843, ed in seguito rifatto, ma non migliorato, colle sue case di legno, fiancheggiate da letamai. La chiesa di S. Giorgio (curazia prima del 1380) è di stile lombardo e risale al secolo XV. Ingrandita a sinistra, ha una forma strana ed irregolare, e fu trasformata con archi a sesto acuto e colonne pesanti, con una navata grande ed una piccola a sinistra, nella quale s'interna pure una cappella, in cui si sprofonda un pozzo. E' prezioso l'altare maggiore, di legno dorato e policromato, con statue, altorilievi (fra cui s. Giorgio a cavallo che uccide il drago), fregi ed ornamenti di verde antico, lapislazzuli ed altri marmi rari».
Diciamo subito che ormai il paese va subendo una radicale trasformazione. Le strade un tempo erano o bianche o con acciottolato, oggi sono in gran parte asfaltate, anche se le stesse abbisognerebbero di una ripassata generale per le innumerevoli buche che le rovinano. I letamai sono scomparsi quasi tutti, e gli altri sono nascosti in modo di non dar noia a nessuno. Le case sono aumentate di parecchio e sono sorte diverse villette civettuole specialmente nelle due parti estreme del paese, sia verso S. Rocco che verso la val di La Mare. La chiesa, che un dieci anni fa era stata sconciata con rimozione di artistici altari, con chiusura di portali, spostamenti vari, oggi per opera del parroco don Corrado Corradini, uomo veramente dinamico, coscienzioso e prudente, sta riprendendo la sua fisionomia originale. Infatti è stato ambientato all'altare il tabernacolo e posto nella cappella di sinistra, pavimentata a nuovo. Al presbiterio sono state apportate delle modifiche per poterlo adattare alla nuova liturgia, ampliandolo e separandolo dalla nave con due scalini in granito, l'altare di S. Luigi a sinistra del presbiterio sarà completato, dato che il suo antipendio fu messo al centro per la Messa di fronte al popolo. Quello della Madonna fu abbassato e rimesso a posto.
Tutta la chiesa fu tinteggiata con colori indovinati da Luigi Dalaidotti di Dorsino e le finestre furono eseguite in vetro soffiato dalla Poliarte di Verona. La chiesa ora ha bisogno del nuovo pavimento, che — salvando l'originale in granito di lastre di schisti locali — sarà in granito non levigato.
Avremo così una chiesa veramente accogliente, dove le musiche uscenti dal nuovo organo della casa musicale di Carrara di Bergamo diffonderanno quel senso di misticismo che si prova entrando in quelle chiese dove amore per il bello, fede, sacrificio delle genti e oculata guida del sacerdote si fondono in un armonico complesso.
Ma l'attività di don Corradini non s'è fermata alla parrocchiale: sono state risistemate tutte le vecchie cappelline del paese, specialmente quella del cimitero e quella della Madonna; sono state elettrificate le campane; rimesso a nuovo il quadrante dell'orologio con le ore in bronzo che da vent'anni non segnava più il tempo, lasciando tale compito alla meridiana della chiesa con la sua scritta tipica: «Tempore, tempora, tempera».
Ora sta ultimando il campo sportivo, portandovi la luce elettrica in modo che durante l'inverno possa essere usato quale campo di pattinaggio per la gioventù locale e per gli ospiti che proprio adesso vanno sempre più prendendo, grazie anche all'iniziativa privata, il vecchio paese.
Il paese è dominato dal colle di S. Rocco. Su di esso la tradizione locale vuole sorgesse un castello. Si parla senza dubbio d'un castelliere preromano, anche per ché nella località «Sotcastel» mentre si lavorava alla strada che conduce al colle, il 3 agosto 1885 alcuni contadini, alla profondità di un mezzo metro trovarono una lancia in bronzo a due fili, un frammento di fibula gallica. Tali reperti furono studiati dall'allora appassionato archeologo Luigi Campi, che ne parlò nella rivista «Archivio Trentino, A. X, 2, pag. 266» sotto il titolo «Scoperte d'una stazione gallica nell'Alta val di Sole».
Su questo colle nel 1500 fu consacrata una chiesetta dedicata a S. Rocco, che con S. Giorgio è il patrono del paese. Nel 1511 fu provvista di campanella che suona tutt'ora. Già dal 1568 si fece voto di festeggiare solennemente S. Rocco in occasione d'una grande mortalità del bestiame, nel 1635 ci fu la peste a rinfocolare la devozione al Santo e nel 1646 il flagello delle formiche, così che per devozione si ingrandì la chiesetta, restaurata nel 1901. Durante la grande guerra nei pressi della chiesetta gli austriaci seppellirono oltre cento salme di soldati di varie nazionalità, morti sui monti della valle dove infieriva la guerra, il freddo e le valanghe. Ora anche questo sacro colle, dominato dalla grande piramide sormontata dall'aquila, adibito a «parco degli alpinisti» avrà nuova sistemazione.
Sulla piramide, a cura dei giovani della SAT di Peio sarà rimessa la lapide posata nel 1912 coll'epigrafe dettata da don Bonini: «Qui nella suprema maestà delle Alpi l'amore unisce ed affratella le spoglie dei combattenti della grande guerra divisi e travolti. Per la memoria del loro olocausto sarà alla umanità dalle rovine dell'odio fiorisca l'amore unica fonte di prosperità di pace e di virtù».
Le lapidi delle guide che ora sono sulla piramide verranno spostate su di un'apposita ara che verrà costruita ai margini della spianata.
Così anche la gioventù di Peio si trova in piena collaborazione col suo parroco e ciò fa bene sperare nelle future sorti del paese perché quando in questi c'è collaborazione ogni difficoltà si supera e si vince.
Sul colle il piccolo santuario di S. Rocco ha preso un volto tutto nuovo. Il corridoio ad arcate che porta alla chiesa è stato ricoperto in legno secondo l'usanza trentina, il tetto mancava da decenni. Tutto il muro merlato di cinta è pure stato ricoperto in scandole di larice, la chiesa è stata ripulita, i muri di cinta risanati, in gran parte rifatti a nuovo. Un lavoro che rende la chiesetta un suggestivo centro di devozione, non solo, ma anche di tranquilla pace inviata a tutta la valletta di Peio fino alle Fucine ed alla dirompente mole del Castello di Ossana.
Quirino Bezzi