La polveriera di Malè
Fotografia · 1916
L’inverno del 1917 arrivò presto quell’anno, portando con sé un silenzio innaturale che copriva la Val di Sole come una coperta pesante. Ma a Malé il silenzio non durava mai a lungo. I cani da traino rompevano la quiete con il rumore delle slitte cariche di casse e munizioni, mentre soldati infreddoliti correvano tra baracche improvvisate e magazzini requisiti. Giulio Podetti osservava la piazza dalla finestra del comando logistico. La sua casa non era più una casa: mappe, registri e ordini militari avevano preso il posto dei mobili di famiglia. Ogni giorno arrivavano treni dalla linea Trento-Malé, con uomini stanchi. Vagoni pieni di casse venivano svuotati in fretta, perché tutto doveva ripartire verso il fronte. La gente del paese aveva imparato a convivere con la guerra. La chiesa di San Luigi era diventata un deposito di derrate alimentari; gli alberghi Puller e Malè ospitavano ufficiali e soldati; perfino le abitazioni private avevano cambiato volto. Nella zona della Pineta si ammassavano munizioni a cielo aperto: i bambini la chiamavano “la polveriera”, con una curiosità mista a paura. Dietro la caserma dei Landshützen, il recinto delle bestie non dormiva mai. Le vacche e i buoi arrivavano con i convogli e finivano nelle mani dei macellai militari, che lavoravano senza sosta. L’odore della carne e del fumo si mescolava all’aria fredda della montagna. Un giorno, Mario Rauzi salì verso Fucine per controllare i rifornimenti. Vide la nuova ferrovia Decauville arrampicarsi tra la neve e le teleferiche sparire tra le nuvole. Più in alto, oltre i 2500 metri, gli uomini lavoravano sospesi nel vuoto, portando viveri e munizioni sulle linee del fuoco. Malé non era più solo un paese: era diventato un nodo vitale, un cuore che batteva senza tregua per sostenere la guerra. E mentre la valle sembrava trasformata in un immenso deposito, la vita quotidiana continuava tra paura e speranza. La sera, quando i treni smettevano per un attimo di fischiare, qualcuno ricordava com’era Malé prima del conflitto. Ma bastava un nuovo convoglio all’alba perché il paese tornasse a essere ciò che ormai era diventato: la porta della montagna e la polveriera del fronte del Rayon II Tonale-Pejo.
Il cartellino
- Tipo:
- Fotografia
- Anno:
- 1916
- Fonte:
- Staatsarchiv
Hai materiale sulla Grande Guerra nelle nose valli? Proponilo al museo →